Prime Esperienze
Il vero gioco
Gipagi
21.03.2026 |
1.120 |
4
"Era lì il confine, lì il vero proibito: il controllo, la distanza imposta, il desiderio lasciato a metà..."
La stanza era illuminata solo dalla luce soffusa dello schermo. Fuori, la città continuava a scorrere ignara, mentre dentro si respirava un’aria sospesa, quasi irreale.Lei sistemò la webcam con un gesto lento, studiato. Non era la prima volta, ma ogni volta portava con sé quella sottile scarica di adrenalina, quel confine fragile tra ciò che si può mostrare e ciò che resta segreto.
Dall’altra parte, lui osservava in silenzio. Non si erano mai incontrati davvero, e forse era proprio quello il fascino: due sconosciuti, legati solo da uno schermo e da una curiosità reciproca che cresceva ogni minuto.
“Sei sicura?” scrisse lui.
Lei sorrise, inclinando appena il capo. Non rispose subito. Lasciò che il silenzio parlasse, che l’attesa diventasse parte del gioco. Poi, con un gesto lento, avvicinò il volto alla camera, lo sguardo diretto, intenso.
“E tu?” digitò.
Quella sera non c’erano regole scritte, solo limiti che si spostavano poco a poco. Ogni parola, ogni pausa, ogni sguardo diventava un linguaggio tutto loro. Non era ciò che facevano, ma come lo facevano: il non detto, l’immaginato, il suggerito.
Il vero gioco era lì — nella distanza che univa più della presenza, nel mistero che accendeva più della realtà.
E quando lo schermo si spense, entrambi rimasero per un attimo immobili, con la sensazione di aver attraversato qualcosa di proibito… senza aver mai oltrepassato davvero il confine.
La luce dello schermo tremolava appena sul suo viso, disegnando ombre morbide che sembravano muoversi insieme al suo respiro. Non c’era fretta. Non c’era mai fretta in quel loro rituale.
Lui digitò qualcosa… poi cancellò. Non voleva rompere quell’equilibrio fragile. Lei lo notò. Notava sempre tutto.
“Stai pensando troppo,” scrisse lei, con un mezzo sorriso che non arrivava mai completamente agli occhi.
Dall’altra parte, lui si lasciò andare sulla sedia. Era vero. Ma era inevitabile: ogni gesto di lei sembrava avere un doppio significato, ogni pausa era una provocazione sottile.
Lei si alzò appena, uscendo per un attimo dall’inquadratura. Un vuoto calcolato. Quando tornò, la scena era cambiata: non in modo evidente, ma abbastanza da far capire che il gioco stava salendo di livello.
“Ci sono regole stasera?” chiese lui.
Lei scosse la testa lentamente.
“Nessuna… tranne una.”
Fece una pausa, avvicinandosi di nuovo allo schermo. Il suo sguardo era più intenso adesso, quasi ipnotico.
“Non puoi toccare. Solo guardare… e immaginare.”
Quelle parole restarono sospese nell’aria digitale. Era lì il confine, lì il vero proibito: il controllo, la distanza imposta, il desiderio lasciato a metà.
Lui deglutì, come se potesse davvero essere visto.
“E tu?”
Lei inclinò la testa, divertita.
“Io faccio quello che voglio.”
Il tempo sembrò dilatarsi. Non c’era bisogno di mostrare troppo: bastava un movimento lento, uno sguardo trattenuto un secondo in più, un accenno di sorriso nel momento giusto. Tutto il resto lo faceva la mente.
Le notifiche continuavano ad arrivare, ma nessuno dei due ci faceva caso. Erano chiusi in quella bolla fatta di silenzi e tensione crescente.
A un certo punto, lui scrisse:
“Perché proprio io?”
Lei si fermò. Per la prima volta sembrò meno sicura, o forse solo più sincera.
“Perché non sei qui.”
Una risposta semplice, ma carica di significato. Era la distanza a rendere tutto possibile, tutto più intenso. Nessuna conseguenza reale, nessun rischio… e proprio per questo, un rischio ancora più grande.
Lo schermo rifletté il suo ultimo sguardo, prima che lei si avvicinasse ancora, troppo vicino per mettere a fuoco.
Poi, improvvisamente, si fermò.
“Basta così per stasera.”
Nessuna spiegazione. Solo un click.
La stanza tornò silenziosa.
Ma il gioco… quello no. Quello continuava, molto oltre lo schermo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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